La protesi di ginocchio ieri, oggi e domani: quale futuro per l’artrosi?

La protesi di ginocchio ieri, oggi e domani: quale futuro per l’artrosi?

 

 

Nel campo della chirurgia ortopedica, gli specialisti si trovano a vivere un presente a mezza via tra passato e futuro: la protesi di ginocchio ieri, oggi e domani, focus di questo approfondimento, ti mostrerà quanto oggi le tecniche di impianto protesico si alternino tra loro. Tecnica tradizionale, mini invasiva(sempre più richiesta) e chirurgia robotica. La stessa Medicina Rigenerativa altro non è che un assaggio di futuro nel presente sperimentale.

Diamo un po’ di numeri. Nel complesso, l’artrosi(definita la malattia del XXI secolo) colpisce oltre 4 milioni di italiani: la patologia degenerativa che interessa anca, ginocchio e mani coinvolge il 15% degli adulti ed oltre il 30% degli anziani. L’età media è compresa tra i 55 e gli 80 anni ed i casi di soggetti afflitti da questo problema sono in costante aumento. Ginocchio e anche sono le articolazioni più colpite dall’artrosi: ogni anno, in media, si impiantano 180mila protesi articolari (85.000 soltanto per il ginocchio).

Confrontiamo la protesi di ginocchio di ieri (tradizionale) con quella di oggi (mini invasiva) in attesa di un domani già testato ma da perfezionare.

Sarà la chirurgia roboticao la Medicina Rigenerativala soluzione definitiva per la gonartrosinel prossimo futuro?

 

La protesi di ginocchio ieri, oggi e domani: caratteristiche dell’impianto tradizionale

La prima protesi di ginocchio fu impiantata, per la prima volta, nel 1968. Da allora, sono stati fatti passi da gigante in termini sia di struttura e materiali utilizzati sia di tecniche chirurgiche.

L’intervento chirurgico per la sostituzione dell’articolazione compromessa dalla gonartrosi(artrosi del ginocchio) con una protesi artificiale diventa necessario quando la patologia (causata da traumi o degenerazione dovuta all’età) è avanzata al punto tale che i sintomi non vengono più attenuati da nessun tipo di terapia né farmacologica (FANS, antidolorifici, corticosteroidi, ecc.) né fisioterapica (Tecarterapia in modalità atermica, Ultrasuoni, Laser ad alta potenza, esercizi di rinforzo muscolare, ecc.).

La mobilità articolare si riduce sempre più fino a diventare invalidantee il dolore diventa insopportabile condizionando notevolmente la qualità della vita.

Attraverso l’approccio tradizionale, il chirurgo effettua un’incisione mediana sul ginocchio (di 15-20 cm circa). Questa vecchia tecnica, solitamente, prevedel’incisione del tendine quadricipitale, del Mid Vastuse del Sub Vastusnonché l’eversione della rotula. Con questo sistema il chirurgo lavora avendo di fronte a sé un ginocchio ben esposto, ma l’intervento è decisamente più invasivo: si incide di più, la fase post-operatoria si rivela più dolorosa, il recupero è più lento rispetto alla tecnica mini invasiva.

La metodica tradizionale prevede un intervento di circa 2 ore, un ricovero di 40-50 giorni e l’utilizzo di stampelle per circa 2 mesi.

Per capire meglio quanto la chirurgia per l’innesto della protesi tradizionale sia invasiva, è necessario fare il dovuto confronto con la tecnica mini invasiva.

 

La protesi di ginocchio di oggi: la chirurgia mini invasiva

Attualmente, la protesi ginocchiomini invasivaè la più avanzata, sicura e risolutiva per sostituire cartilagine ed osso compromessi dalla gonartrosi e ripristinare la funzionalità articolare.

Questa endoprotesi è più piccoladi quella tradizionale: viene realizzata con materiali evoluti e biocompatibili (polietilene, ceramica, titanio, leghe metalliche cromo-cobalto). Essendo più piccola, consente di incidere meno (7-8 cm contro i 15-20 cm di quella tradizionale), il che si traduce in una riduzione della cicatrice e della perdita ematica durante e dopo l’intervento.

La tecnica chirurgica Fast Trackè decisamente meno traumatica(riduzione del dolore e del gonfiore), meno aggressiva. Si utilizza la via di accesso mini sub-vastus(con incisione al di sotto delle fibre del vasto mediale) o mini mid-vastus(con passaggio attraverso le fibre del vasto mediale). Il tendine del quadricipite viene risparmiato.

I tempi di ricovero (3-5 giorni), riabilitazione e recupero (2-4 settimane) sono più rapidi. A distanza di 6-8 ore dall’intervento (che dura la metà, circa un’ora), il paziente viene fatto alzare e può già deambulare utilizzando le stampelle.

Si corrono meno rischi di infezione e lussazionee (se sani) i legamenti crociati anteriore e posteriore(essenziali per il movimento articolare) vengono preservati.

E’ una tecnica caratterizzata dal rispetto del corpo, da un risparmio osseo e muscolare, allo scopo di consentire una guarigione più rapida e mantenere una biomeccanica il più possibile naturale.

 

La protesi ginocchio monocompartimentale ancora meno invasiva

In base alla condizione di ogni paziente, lo specialista sceglierà il tipo di protesi più adeguata.

Grazie alla chirurgia mini invasiva è possibile impiantare una protesi:

  • totale(o tricompartimentale)che va a rivestire tutto il ginocchio sostituendo la componente femorale, tibiale e rotulea;
  • bicompartimentaleche ricostruisce due comparti;
  • parziale (detta anche monocompartimentale) che sostituisce uno soltanto dei tre comparti del ginocchio (femoro-tibiale mediale, laterale o femoro-rotuleo) per mantenere ciò che è sano.

Può sottoporsi ad intervento per l’impianto della protesi monocompartimentale chi presenta legamenti sani, non colpiti da osteoporosi e artrite reumatoide, chi non presenta accentuate deviazioni assiali (ginocchio valgo o varo).

L’unico elemento soggetto ad usura è l’inserto in polietilene: quando si consuma, l’intervento per sostituirlo è meno rischioso e più semplice da eseguire rispetto alla protesi totale.

In media, la protesi mini invasiva (totale o monocompartimentale) dura 20-25 annie, a differenza della protesi tradizionale, l’età avanzata non rappresenta un problema.

 

La protesi di ginocchio ieri, oggi e domani: robotica, un futuro già presente

Circa un anno fa, sono stati annunciati 5 interventi di protesi al ginocchio con chirurgia robotica eseguiti, per la prima volta, in Italia, precisamente nella Clinica San Francesco di Verona – Unità funzionale di Ortopedia e Traumatologia. I risultati di questa esperienza con robot hanno evidenziato che, rispetto alla tecnica tradizionale, la chirurgia robotica consente di impiantare una protesi totale con precisione sub-millimetrica, un margine di errore ridotto al minimo, riduzione dei tempi di recupero e delle complicazioni post-operatorie, un bilanciamento perfetto dei legamenti.

L’obiettivo punta a favorire la corretta cinetica del ginocchio, ad ottimizzare il ripristino della funzionalità articolare ed a velocizzarne il recupero. L’utilizzo del braccio robotico Mako, indicato in tutti i casi di gonartrosi (per l’impianto di protesi totale o parziale), è stato perfezionato.

La chirurgia robotica in Ortopedia(applicata alla protesi ginocchio) è stata introdotta in Italia nel 2011: nel primo intervento, è stata applicata una protesi monocompartimentale.

In Italia, sono 12 gli ospedali pubblici e privati che utilizzano la tecnologia con assistenza robotica. Il chirurgo esegue l’intervento di chirurgia mini invasiva manovrando a distanza un robot: l’ausilio importante del robot non potrà mai prescindere dalla mano, abilità e preparazione del chirurgo, almeno per i prossimi decenni.

Si stima che, ad oggi, siano stati eseguiti nel nostro Paese oltre 3.000 interventi con braccio robotico.

Questo sistema presenta diversi vantaggitra cui:

  • La notevole riduzione delle giornate di degenza ospedaliera e del numero di trasfusioni;
  • Un miglior risultato funzionale a lungo termine;
  • Una maggiore durata della protesi;
  • Un maggior rispetto del tessuto osseo.

 

Protesi di ginocchio e Medicina Rigenerativa: un futuro in embrione

Le attuali conoscenze della Medicina Rigenerativavengono applicate anche per la gonartrosi. Questo campo combina applicazioni cliniche con la ricerca per stimolare la rigenerazione o il ripristino delle condizioni fisiologiche dei tessuti danneggiati. Non soltanto blocca il processo degenerativo ma favorisce la riparazione tissutale.

Fra le diverse sostanze rigenerative e fattori di crescita utilizzati, emerge in particolare il PRP(Platelet Rich Plasma) ovvero il plasma ricco di piastrine utilizzabile anche in chirurgia. Funziona così: dopo aver prelevato il sangue dal paziente ed averlo centrifugato in un apposito apparecchio, il concentrato plasmatico di piastrine prodotto viene iniettato nel ginocchio.

PRP ma anche Lipogemsvengono applicati in caso di gonartrosi lieve/moderata e dolente, lesione delle LCA con degenerazione della cartilagine o lesioni del menisco. Si utilizza anche il PDRN(gel di polinucleotidi) per mantenere una buona funzionalità articolare nel tempo.

Un discorso a parte meritano le cellule staminali (riserva aurea del nostro organismo), che riparano in modo autonomo le lesioni dei tessuti e che rappresentano una nuova frontiera della ricerca. Possono essere prelevate dal grasso o dal midollo osseo ed impiantate nell’articolazione compromessa.

La fonte più ricca di cellule mesenchimali staminaliè il tessuto adiposo: queste cellule sono capaci di trasformarsi in cellule tendinee, cartilaginee, muscolari, ossee e di stimolare la guarigione di tendini, cartilagine, muscoli e ossa.

L’impiego di queste cellule staminali nel trattamento dell’artrosi di ginocchio è promettente ed è in attesa di nullaosta da parte delle autorità competenti

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