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Una Storia di Determinazione e Successo: Il Caso di Maria

Oggi desidero raccontarvi la storia di Maria (nome di fantasia), una giovane donna di 20 anni che ha attraversato una lunga e difficile battaglia con una grave displasia dell’anca di grado 3, accompagnata dalla risalita della testa del femore.

Quando Maria è venuta da me, aveva già consultato diversi specialisti, ma nessuno era disposto ad affrontare il suo caso. Inoltre, era già stata trattata precedentemente con vite ma purtroppo con esiti negativi.

Per questa ragione, ho dedicato del tempo a una valutazione attenta del suo caso e ho scelto di procedere con un intervento di protesi d’anca mediante l’approccio mini invasivo Super Path.

L’operazione è stata un successo, e già dopo circa 24 ore, Maria ha dimostrato una sorprendente prontezza nel recupero: è ora in grado di salire e scendere le scale senza difficoltà, svolgendo così tutte le normali attività quotidiane.

Ora, lasciate che vi introduca questa tecnica rivoluzionaria.

La Rivoluzionaria Tecnica SUPER PATH: Una Svolta nella Chirurgia Protesica dell’Anca

Nel panorama della chirurgia ortopedica, la tecnica SUPER PATH emerge come una svolta innovativa, soprattutto nel contesto della sostituzione protesica dell’anca. Questo approccio non solo preserva le delicate strutture muscolari e la capsula articolare, ma garantisce anche un maggiore rispetto dell’anatomia naturale del paziente, riducendo così i rischi di complicazioni post-operatorie.

La procedura prevede un accesso tramite una capsulotomia prossimale tra medio gluteo e piriforme, mantenendo intatta l’intera capsula articolare insieme ai rotatori esterni e alla banda ileo tibiale. La preparazione del femore avviene direttamente in situ, mentre per l’acetabolo si utilizza un portale dedicato. Questa metodica permette di eseguire la sostituzione protesica dell’anca senza compromettere la sua posizione naturale, garantendo al contempo l’integrità del sistema vascolare e nervoso.

L’approccio SUPER PATH si rivela particolarmente vantaggioso anche per pazienti con condizioni complesse, come: pluripatologie, fragilità ossea o obesità.

I benefici sono molteplici: da un ridotto rischio di complicazioni a tempi di recupero più brevi e minori costi di degenza. Inoltre, grazie alla stabilità dell’impianto, non ci sono limitazioni significative alla motilità articolare, consentendo ai pazienti di tornare rapidamente alle loro attività quotidiane.

Stefano Viglione

Chi Sono

Mi chiamo Stefano Viglione e sono un chirurgo ortopedico specializzato nella cura di anca, ginocchio, spalla e caviglia.

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